Un certosino di velluto blu

 Talvolta le parole crescono nella pancia. Concepite nell’incontro di pensieri. Nutrite di sangue, entusiasmi, desideri, dolore, ripensamenti, passioni, idee. resciute in una placenta mentale. Si formano e crescono. Le senti dentro di te. Prima uno sfarfallio, un improvviso battito d’ali. Di farfalle che si fanno più grandi e belle. Poi si muovono dentro di te e le puoi sentire con distinzione. Finché vogliono nascere e premono. Come, tra le cosce, la testa di un figlio che sta per venire al mondo. Tra lacrime, urla, sussurri e dolore, a volte da solo, a volte stringendo la mano di chi ti sta accanto, le partorisci. Doni loro la luce. E ti senti svuotata e felice. Ma resti lì. Esausta, immobile e immensa con un rivolo rosso scuro che ti scorre tra le gambe.

15.00

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Dettagli del Libro

Pages

194

Publisher

Akkuaria

Language

Italiano

ISBN

978-88-6328-339-6

Released

Luglio 2018

Formato

Cartaceo

Nota sull'autore

Elena della Giovanna

Elena della Giovanna

Mi chiamo Elena Della Giovanna, vivo a Lodi in una stramba e allegra famiglia di umani e pelosetti.
La mia ricchezza, la mia felicità. Tre figli maschi che mi fanno sentire una mamma felice. (E mi danno non pochi pensieri!) Un marito che conosco e amo da ventitré anni. Mi supporta e sopporta. Una ciurma sgangherata, improbabile e variabile (nel numero) di randagini bisognosi, allietano e colorano la nostra Casa. Gatti, soprattutto, ma anche cani, ricci, gazze, cornacchie, topini, pecore, capre, maiali (anche se abitiamo in periferia e non in una sconfinata prateria). Eccentrici forse, felici di sicuro. Mi sono diplomata al Liceo Scientifico (anche se non capisco nulla di Matematica!) Ho preso poi la laurea in Scienze Politiche, con indirizzo sociologico, discutendo la tesi “Il rapporto terapeutico tra uomo e animale”. Sono nata (ahimè) così, non c’è un inizio in questa mia missione (perché per me è proprio una missione!) di salvataggio di animali bisognosi. Sin da piccolissima ho aiutato lumache, bruchi, coccinelle, scarafaggi, lucertole. Ho avuto una prozia anziana straordinaria (Antonietta) che mi ha sempre sostenuta e incoraggiata e ha comprato per me un enorme sacco di lumache, esposte in una vetrina di un pescivendolo a Lodi. Le abbiamo liberate insieme nel suo orto di grassi pomodori, sedani, finocchi, lattughe. Gliel’hanno raso al suolo in due giorni. Ma zia Antonietta era felice, per le lumache. E per me. Allora ho capito che la strada era quella giusta.

In men che non si dica si aggiunge un’altra pubblicazione alla collezione dei racconti di Elena. L’uscita di questo nuovo libro era in programma per Natale ma, un colpo di testa improvviso ha fatto sì che per quest’anno il “Natale” lo festeggeremo a Ferragosto, magari sotto un ombrellone!

Ogni volta che affronto una nuova pubblicazione, è sempre una scoperta in più. La lettura dei suoi racconti – che pur amplificati da una ricca e potente fantasia (purtroppo non sono episodi inventati ma realmente vissuti) hanno un che di fascino che cattura il lettore più del miele le mosche.

Adesso è da qualche anno che la seguo, ma più che altro la inseguo, e pur credendo di conoscerla in profondità, riesce ancora a stupirmi. Come la prima volta che l’ho scoperta.

Per quanto la sua è una vita vissuta all’aperto e alla vista di tutti – in tutti i sensi; e se ne rende conto chi la segue sul Facebook – a ogni nuovo post aggiunge un particolare in più.

Questa volta ho scoperto che da bambina è stata protagonista di una sua protesta formale contro lo sboscamento di un terreno che era il suo bosco magico. Dall’alto dei suoi pochissimi anni, si è arrampicata sulla cima più alta di un albero e vi è rimasta (al freddo) per nove ore. Nemmeno il questore del tempo è riuscito a farla desistere. Sono convinta che li abbiano dovuta buttare giù con tutto l’albero!

L’altra sera, invece, in un momento di abbandono confidenziale, mi ha confessato che vorrebbe realizzare il sogno di partecipare a un corso di scrittura creativa. Mi è venuta subito la voglia di ridere a creapapelle… e senza pensarci un attimo ho risposto che forse sarebbe dovuta essere lei a condurre un laboratorio.

Non credo che Elena abbia bisogno che qualcuno le dica come scrivere o uniformarsi a quelle che sono le mode che imperano nel campo editoriale moderno. A me piace così com’è. Forse potrei definirla una scrittrice naif. Lei non è per nulla una di quelle scrittrici che si mettono a tavolino e progettano un racconto o un romanzo. Assolutamente no! Lei è un talento naturale, un musicista che non sa leggere uno spartito ma che suona mirabilmente qualsiasi strumento si trova per le mani. Lei ha soltanto il bisogno di esprimersi nel preciso istante in cui l’emozione si forma ed esplode.

La sua stessa fragilità è il vero punto di forza che la sostiene. Una forza che quando irrompe, travolge, stravolge e trascina tutti con sé nel suo meraviglioso mondo fantastico, dove si nasconde la purezza de pensiero e svela la parte chiara e autentica della faccia della realtà.

Vera Ambra

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